I MIEI LIBRI

 "I ricordi sono come pagine di un diario che si posano una

sull'altra. Il tempo riveste, nasconde, protegge, a volte

cancella, e noi non ricordiamo più nulla; altre volte

trasforma, e i nostri ricordi diventano fiabe.”

(M. Dallari)

Il paesaggio fuori e dentro di me

IL PAESAGGIO FUORI E DENTRO DI ME

la penna amica racconta

 

Scritture Bambine

 

Sono scritture bambine che racchiudono in sé emozioni e pensieri narrati in segreto. Un mondo sconfinato fatto di sereni silenzi ma anche di conflitti vibranti, raccontati ad una penna amica.

Sono narrazioni che convincono, che nulla nascondono, a volte bisbigliano  per dirci che non è tutto lì, che occorre andare oltre, mettersi in ascolto, accettare.

C’è in questo piccolo libro la certezza, per i bambini, di aver raggiunto paesaggi lontani, affascinanti e misteriosi, che non hanno niente di più di ciò che è nascosto già in loro.

Per gli adulti la scoperta di un universo pieno di speranze e sogni, ma anche di dubbi ed incertezze, una richiesta di aiuto.

 

PRIME STANZE DEL MIO IO", è un percorso autobiografico che, come uno specchio, riflette scenari, sfondi, emozioni del passato di una bambina nata contadina e cresciuta negli anni '50 -'60 "tra terra e mare", nel rispetto di quei valori e quelle tradizioni che oggi, ormai lontani, sono già storia.
In queste pagine si racconta l'esperienza di quella vita quotidiana, fatta di immagini di piccole cose, vissuta nel rispetto, nel dovere, nel lavoro, nei sacrifici... principi che orientavano alla vita, nell'attesa della metamorfosi.
Ci sono "l'io e il noi": luoghi, stanze... incontri, persone, oggetti, in un susseguirsi di intrecci, avvenimenti, circostanze, entro cui lo sguardo ormai consapevole della bambina si posava e imparava con semplicità ad ascoltare, a desiderare, a saper aspettare, a porsi i tanti perché della vita ... a diventare grande.

Il libro può essere acquistato sia in forma cartacea che digitale.
http://www.youcanprint.it/index.php…
sul sito di YouCanPrint.
oppure prenotato annacecchini2@virgilio.it

La maglia giallorossa era di lana

La storia di una società sportiva è la storia di una città, delle famiglie che la abitano, degli eventi a cui essa da vita.
Per questo “La maglia giallo rossa era di lana” è un regalo per tutti coloro che avranno la fortuna di leggerlo e per l'intera Federazione Ciclistica Italiana che lo annovererà tra i volumi dell'infinita enciclopedia che è il ciclismo in Italia dal 1890 ad oggi.
Il Velo Club Cattolica rappresenta da 60 anni ininterrottamente un punto di riferimento per i tanti appassionati della bicicletta di ogni età che hanno trovato al loro interno compagni, dirigenti e tecnici capaci e disponibili.
Gli anni, i racconti, le avventure, le vittorie e le delusioni sportive raccolti in questo prezioso lavoro danno un senso maggiore all'impegno del Velo Club: partendo dal passato, il futuro che lo aspetta non potrà che essere dinamico e glorioso.
Il Comitato Regionale dell' Emilia Romagna e la FCI tutta ha percorso questa strada insieme a voi con complicità ed orgoglio e continuerà a farlo nelle tappe che verranno, dal 60° compleanno in poi.

Vice Presidente
Comitato Emiliano Romagnolo F.C.I.

Barbara Gamberini



 

Sul filo della storia

di Anna Cecchini

È propria delle storie la capacità di generare conoscenza.
I frammenti di vita raccolti in questo piccolo libro, rintracciano e ritrovano il filo conduttore di una storia, quella di una maglia giallo rossa indossata sui pedali di tante biciclette, contraddistinta da un solo nome Velo Club Cattolica.
Storie minuscole di ciclisti “normali”si sono associate tra loro, hanno dialogato, hanno dato luogo a raffigurazioni, situazioni, hanno ricomposto il filo della storia ora in una scena ora nell’altra, con i loro miti, le loro esperienze, attraversando oltre mezzo secolo di vita.
L’intento è stato quello di avvalorare, attraverso la raccolta di racconti autobiografici da testimoni storici e dai giovani atleti d’oggi, la memoria dell’associazione sportiva dilettantistica Velo Club fin dal suo nascere … sessantanni fa!
Nella ricerca sono stati coinvolti, gli anziani, i giovani atleti e le loro famiglie in un progetto partecipato sul territorio, per ricostruire, attraverso le narrazioni la storia fin dal suo nascere, nella consapevolezza che la memoria collettiva è un “bene pubblico”, identitario, di appartenenza al territorio.
 L’incontro con i memori è stato allettante. Di fronte al ricordo ho visto volti illuminati, a volte occhi lucidi… la voglia di esserci per raccontare ancora, di lasciare traccia per rimanere in memoria.
Gli scritti donati e le interviste narrative sono stati riportati fedelmente, per conservare genuinità e freschezza dei racconti e non togliere niente alla spontaneità di chi ha raccontato.
Questo libro è custode di una trama che altrimenti andrebbe persa, ricca di vissuti e messaggi esistenziali, che accumuna più generazioni, condivisa nel colore di una maglia che a reso simili tutti quelli che l’hanno indossata.
Questo libro vuole essere un dono prezioso alla storia e ai saperi del nostro sport.

 

 

 

 

 

 

 

Quaderni di scuola

Una finestra su San Giovanni... Voci di memoria tra passato e presente sui luoghi dell'abitare

 

A più voci

La storia di un territorio vive nelle storie di vita dei suoi abitanti che, messe insieme e confrontate, possono rafforzare valori condivisi e partecipati, far riscoprire il senso di appartenenza a una comunità, a un luogo. L’interrogare il passato incontra i bisogni del presente. Lo stimolare memoria sociale ridona un senso di identità, di legame con il territorio valorizzando il passato non in senso nostalgico, ma come necessità per conoscerci meglio, per non perderci.
La raccolta delle storie dei luoghi e delle genti a San Giovanni in Marignano per definire il ‘900 è stata possibile grazie alla collaborazione di molti cittadini che, con le loro testimonianze, hanno contribuito a tener viva la memoria riportando fatti e storie di vita considerati degni di essere conservati come patrimonio culturale e sociale da custodire e tutelare.
La ricerca è stata attuata da un gruppo di abitanti, biografi volontari, che, dopo aver sperimentato con grande entusiasmo e dedizione la propria autonarrazione e l’incontro con i propri ricordi, si è messo in ascolto delle storie degli altri, intrecciando relazioni e risonanze con coloro che “non hanno voce”, invitandoli, attraverso colloqui autobiografici, a riflettere sul proprio passato, rendendo i narratori protagonisti. Il raccontarsi è stato riconquista della voce singolare.
Quello che ognuno ha detto di sé, della propria esperienza, ha rappresentato la base per costruire una cornice di senso ed attuare poi una analisi sui saperi collettivi collocati nel tempo, nello spazio e nella cultura di queste genti.
Sere e sere di incontri, confronti per condividere le storie trascritte: le abbiamo lette attentamente, “esaminate”, “smontate” per ritrovare i nessi, le salienze e le tracce comuni. È stato un momento interpretativo forte dei diversi documenti autobiografici, con una presa di coscienza e riflessività collettiva. Più creativa è stata poi la rielaborazione del testo, che ha richiesto una “messa in intrigo”  non pensabile all’inizio del percorso.
Come il pifferaio di Hamelin  ho usato il suo potere per “richiamare” le tante voci, ritrovando la relazionalità e la coralità delle esperienze nelle storie, individuando la continuità, le analogie, le ridondanze, la frammentarietà, la differenza e la singolarità tra le diverse narrazioni.
Per “montare” le storie ho cercato di elaborare creativamente giochi di risonanze multiple, considerando i soggetti attori narranti. Li ho immaginati seduti insieme in Piazza Silvagni a conversare o a dialogare in coppia passeggiando per le vie del Corso, dove, dalle finestre socchiuse, tacite menti ascoltavano ed elaboravano ricordi agganciandosi proprio a quei detti. Un po’ come una nota fa risuonare altre note, così ogni parola ne mette in movimento altre e le invita a risvegliarsi.
Con un lavoro di presupposizione e interpretazione ho cercato di avvicinarmi al loro mondo interiore, considerando il raccontare un’operazione sociale.
Racconti di vita unici, circoscritti, dialoghi a più voci, conversazioni a “botta e risposta” con connessioni di più monologhi interiori, di respiri che si agganciano, che risuonano dal profondo del cuore, mettendo in gioco le tante parole che hanno raccontato, rispondendo, passo dopo passo a un’unica voce, che narrava la peculiarità meravigliosa di ogni testimonianza.
Voci multiple, con-vocate dai racconti singolari.  Le parole divengono scambi, danno spazio a reciproche interrogazioni, ad altri significati, aldilà di quella storia a cui ognuno è ordinato; un “canto a più voci” nel quale, il timbro di ognuna è presente come singolarità, ma nel quale c’è risonanza , dove ciascuno dei partecipanti sente così di avere ritrovato la propria voce. Raccontare significa elaborare storie, mettendo in scena una realtà soggettiva attraverso affermazioni fatte sul reale. La scelta delle parole in attinenza, analogia, crea atmosfere narrative specifiche, che cercano di dar forma a visioni e sentimenti quanto più possibili vicini ai narratori, con toni genuini, incisivi, godibili, coinvolgenti.
Ed ogni piccolo frammento di ogni singola autobiografia ha ridato voce e valore alle tante storie che insieme sono nate. Alla memoria che si racconta, hanno preso parte oltre sessanta memori nati prima del 1950, che con entusiasmo ci hanno donato, attraverso il racconto dei contesti abitativi, la storia della propria vita.
Altri sono giunti poi come “Confetti di memoria” … rispettose riscritture di ascolti che incontrano il viaggio esistenziale di una madre, Faustina, che reincarnano rituali, gesti in terza persona, contesti di un tempo che non sembra esistito, che fungono da filo conduttore alle tante storie, prendendo spunto proprio dagli scritti che Novella Vanni ci ha donato.
Custoditi in vecchi cassetti, sono stati recuperati tracciati di un San Giovanni ormai lontano, come nelle scritture di Luigi Squadrini, che avviano a una rilettura dei luoghi del paese nel primo novecento e le poesie di Don Luigi Lonfernini che, come ricordano alcuni paesani, era solito regalare ai propri parrocchiani in occasioni di particolari eventi, ad esempio nel quarantesimo della sua ordinazione. Riconoscenza speciale e gratitudine va a “Sandra”, Tino, Lino e Guglielmo che nel frattempo ci hanno lasciato rendendoci interlocutori privilegiati delle loro storie, riconoscendo loro il diritto al racconto coraggioso e orgoglioso che hanno avuto di sé.
Nella prima parte del progetto sono stati individuati “i testimoni privilegiati”, che hanno svolto funzione di “gancio” e passaparola su tutto il territorio marignanese; alcuni narratori sono stati gli stessi familiari o persone conosciute dai biografi volontari; diversi invece si sono aggiunti man mano che la voce si diffondeva.
Per conservare veridicità, genuinità e freschezza delle narrazioni i racconti orali, dapprima registrati, sono stati trascritti fedelmente, secondo le indicazioni metodologiche della Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari. La struttura del testo, invece, è stata modellata in nodi tematici, individuati dall’analisi delle salienze delle tracce comuni di ogni monografia, frazionando o accorpando singoli spezzoni autobiografici. La parlata riproduce il detto. Sono state mantenute le scelte lessicali e di sintassi, le forme a volte sgrammaticate e poco corrette, i modi di dire, per dare risalto all’espressività di ogni narratore. Non sono state prese in considerazione parti ripetitive con incisi inopportuni, che avrebbero potuto limitare la scioltezza delle storie. Le narrazioni dialettali sono state principalmente restituite in italiano, il più testualmente possibile, lasciando brevi frasi qua e là a tutela della nostra prima lingua, di alcuni modi di dire cui la traduzione avrebbe tolto quella dovuta genuinità, filo d’ unione con le nostre radici. I testi integrali di ogni singola testimonianza sono conservati presso la biblioteca del Comune di San Giovanni in Marignano, a memoria di chi verrà.

Anna Cecchini

L'abbecedario dei pensieri



Grazie….
In questo piccolo libro sono raccolte pagine di vita vissuta, è racchiusa l’infanzia dei nonni, così diversa da quella di oggi da sembrare quasi una favola. Eppure ci è sembrato che il nostro progetto fosse completo solo accogliendo “nello zaino rigonfio del signor Brusco” sia i pensieri dei bambini e degli adolescenti, sia i ricordi di chi bambino lo è stato in un tempo che può essere ancora raccontato. E’ stato un percorso affascinante e poetico, perché attraverso le parole dei nonni sono affiorati episodi d’infanzia, momenti di vita quotidiana, le piccole cose del passato che acquistano nel ricordo un sapore di poesia, scritte magari con mano tremante e non più avvezza all’uso della penna. L’Acchiappapensieri “è un vecchio signore e la gente anziana ha l’aria di avere le tasche piene di tempo…” Così la scrittrice Monika Feth (L’Acchiappapensieri – Editrice Jaca Book) descrive il signor Brusco, l’acchiappapensieri, e noi ringraziamo tutti i nonni di averci lasciato frugare nelle loro tasche per “accogliere i pensieri, con tutta la loro cangiante varietà, per riordinarli…piantarli...trasformarli in nuovi pensieri.”

L’insegnante referente del progetto Nadia Vagnini

Diario vivente

 

 “L’infanzia, questo mondo fatto di bambini in carne ed ossa,

di rapporti interpersonali, di affetti e fantasie, di voci interiori

e sogni, di giochi e sofferenze, occhi ridenti e lacrime,

ha bisogno di trovare la strada per rappresentarsi,

per essere narrata dai suoi protagonisti, trasformata in valore,

in tensione, direzione di senso nella quotidianità

(P.Bertolini).

 

Le memorie d’infanzia, raccolte in questo abbecedario attraverso narrazioni autobiografiche, hanno dato modo di far uscire “le voci di dentro” dei suoi protagonisti come momento espressivo, comunicativo e riflessivo, con opportunità di racconto di sé attraverso il valore della parola individuale, recuperando narrazioni viventi, emotive, piene di vita. Il ricordare, il raccontarsi, significa rileggere vissuti per conservarli più chiari, rilanciando il processo di ricerca dell’ identità personale, riscoprendo ciò che si è stati, ciò che si è sperimentato, ciò che comunque ha inciso nella nostra vita. Gli scritti, riferiti alla vita dell’infanzia della prima metà del‘900, sono stati riportati fedelmente per conservare genuinità e freschezza dei racconti. I documenti sono autentici; una volta trascritti sono stati mantenuti nella forma originaria, anche con errori di ortografia o sintassi, a volte con forme sgrammaticate o poco corrette, per non togliere niente alla spontaneità di chi ha scritto. Questo piccolo archivio è da intendersi come uno spazio d’ascolto da non giudicare, dove le parole scritte sollecitano ulteriori narrazioni, favorendo l’incontro dei bambini con la propria storia, con quella dei compagni, dei genitori, degli educatori, dei nonni, dei cittadini, dove l’educativo si collega all’apprendere per la vita. Quel passato che è emerso deve essere conosciuto dalle attuali generazioni, affinché diventi oggetto di riflessione sui valori veri e profondi della vita. Il diario, custode di questi ricordi, permetterà di trattenerli in memoria.

Anna Cecchini

 

 

 

Il valzer in discesa


LA MUSICA DEL COLORE E DEL SUONO

Perché un suono o un colore ci fanno sentire felici o tristi? Quando e perché, insomma, un suono o un colore si trasformano in emozione?
Intanto cominciamo a dire che tutto è suono e colore: dal buio della notte al grido del bimbo, dal colore del cielo al suono del vento, e quindi le emozioni nascono quando entriamo in contatto con queste cose.
Quando l’uomo organizza i colori e i suoni ecco allora che nascono i toni, ecco
che nasce un ritmo, nasce una cosa che chiamiamo musica.
Con la musica del colore e del suono possiamo esprimere tre nostri fondamentali
comportamenti: un desiderio di equilibrio, un desiderio di contrasto, un
desiderio di fluidità.
All’interno del progetto “Musica, Maestro!” è stato fatto un primo approccio a questo concetto sollecitando i bambini ad esprimere le loro emozioni, ascoltando
una musica di suoni che, a sua volta, ha fatto nascere una musica di colori.
Sviluppando questa idea si aprono molte strade alla personalità del bambino (a volte incomprensibile), mettendo l’adulto in condizione di aiutare al meglio il futuro uomo, un uomo capace di ascoltare la musica dell’universo, e con questa vivere in armonia.

Vincenzo Cecchini

 

Frammenti sonori 

La musica è dentro di noi, racchiude la storia dell’uomo, segna l’identità di un territorio. “La musica è una metafora dell’esperienza” diceva Socrate. Chi non ha un ricordo lontano, un’emozione legata alla musica?! Chi non ricorda luoghi, personaggi, esperienze di vita, in cui la musica è stata un tramite per entrare in contatto con gli altri? Nel “Valzer in discesa” sono racchiusi i frammenti, i suoni della vita di tutti i giorni che ritornano, come a scandire il passare del tempo, con un insieme di memorie che si reintrecciano e danzano. Ogni racconto ne racconta un altro, e un altro ancora! La musica è stata vissuta come oggetto del ricordo, del passato, di una vita trascorsa, rivestita dalle canzoni. Ricordare le canzoni è stato come sfogliare un album di fotografie, liberando la memoria. Per mantenere la genuinità d’espressione, le testimonianze sono state registrate e successivamente trascritte, rispettando le storie raccontate. Le espressioni colorite delle conversazioni, a volte a coppie, a volte a più persone, o delle confessioni individuali, respirano l’aria e colgono le tante sfumature dei nostri luoghi, degli angoli dei nostri paesi nei quali viviamo. Il territorio è diventato quindi un “testo leggibile” su cui ci riconosciamo e ci si riconosce, riconsegnandolo alle future generazioni con le sue storie, ridando senso ad ogni singola esistenza, facendo di ogni persona una personalità. La memoria quindi come valore e crescita della persona, come tessuto che unisce più luoghi, più persone, più famiglie, cercando di trasmettere cultura e civiltà, non per “ingessare” il passato, ma per progettare il futuro con scambi e confronti per tutti.

                                                                                                                         Anna Cecchini

Mio Caro Singian...

I mosaici sono il canto armonico
di tante piccole pietre.
Queste paginette, temerarie, osano inserirsi, minime,
nel quadro, ricco e variegato,
del nostro "Bel San Giovanni".

da
Il Mio Bel San Giovanni
Don Luigi Lonfernini

 

MIO CARO SINGIAN...

Osservare, ascoltare, raccontare, scrivere, dipingere San Giovanni in Marignano

Un'agenda autobiografica sui luoghi ed il paesaggio.

Percorsi emozionali tra più generazioni.

a cura di Anna Cecchini


I.C. San Giovanni in Marignano anno 2007

 

 

 

A scuola di farfalle

 

"A scuola di farfalle", progetto sperimentale d'autonomia scolastica d'integrazione all'offerta formativa, nasce da un’idea di Anna Cecchini. L’esperienza è stata vissuta dai bambini della scuola dell’infanzia Giovanni XXIII e della scuola elementare di Piazza Repubblica di Cattolica, negli anni 2000-2001-2002-2003  insieme all’insegnante Anna Cecchini, in collaborazione con i docenti delle sezioni/classi a cui va un sentito ringraziamento.

“A scuola di farfalle”

Arte e corpo giocano insieme come occasioni di crescita emotiva, cognitiva, relazionale... come occasioni di recupero della dimensione fantastica, creativa, manipolativa. Un’esperienza in verticale. Spazio d’incontro per bambini dai 4 ai 10 anni.

Introduzione del libro 
“A scuola di farfalle” è un progetto che integra, senza sostituirla, l’offerta formativa della nostra scuola; è in fase sperimentale già dall’anno ‘99/2000. È un progetto voluto affinché i bambini “imparino ad osservare”, pensare, abbiano il diritto di parola attraverso la relazione tra chi insegna e chi impara.
È uno spazio pensato, ragionato, preparato per dar vita alla magia delle farfalle, un luogo in cui la cosa più importante non è imparare, ma scoprire, meravigliarsi... mettere in moto il sapere critico (senza preoccuparsi subito e troppo a fondo di trovare la soluzione giusta), attraverso una metodologia che valorizzi la costruzione collaborativa. Il tutto realizzato in un quadro cooperativo tra scuola, famiglia, comunità locale e territorio, tenendo conto dell’idea di scuola vissuta come sistema, in continuità.
La flessibilità didattica organizzativa è intesa come strategia formativa di tutto il progetto, realizzata attraverso moduli che favoriscono il raccordo, la continuità, l’orientamento tra i diversi ordini di scuola (dell’infanzia-elementare) con connessioni in rete con la scuola superiore.
Fin dal primo anno d’esperienza sono stati coinvolti 320 bambini in contesti di interazione trasversale, dai 4 ai 10 anni, con turni organizzati per gruppi misti di età nel laboratorio di riferimento predisposto all’interno della scuola elementare per giocare insieme.
Ma cos’è in realtà “A scuola di farfalle”? È uno spazio dell’ “osservare”, del “dire”, del “fare”... dello “star bene insieme”. Ad ogni incontro i bambini sono stati accolti da un’atmosfera immediatamente comunicativa e coinvolgente; anche il solo sedersi in cerchio è stato un momento di presentazione e conoscenza. Il bambino è sempre stato il protagonista: ha potuto interrogarsi, scoprire, riflettere, ricercare, confrontarsi, agire.
Mi sono posta come regista, animatrice e coordinatrice della situazione. Con i bambini ho cercato di instaurare rapporti positivi di amicizia improntati su autenticità, empatia e comprensione. Molte in questi anni sono state le proposte di integrazione con le famiglie: sono stati organizzati incontri sulla continuità tenuti da esperti; “serate gioco” con i genitori per condividere lo stesso progetto giocato con i bambini; “incontri narrativi” visionando insieme i materiali del progetto; momenti di festa organizzati in collaborazione con il territorio; momenti di formazione ed aggiornamento fra i docenti dei due ordini di scuola; momenti di verifica del progetto stesso in cui, partendo dalle esperienze documentate, si è potuto riflettere sul contesto relazionale, comunicativo e organizzativo.