Comunità che si narrano

 Le comunità si presentano come intreccio di racconti, individuali, familiari, di gruppi, che attivando gli incontri nei luoghi delle città e dei paesi, generano senso di appartenenza, continuità generazionali, tessuti connettivi. Il racconto ripetuto e ripreso genera poi memoria, che viene fissata a livello soggettivo, depositandosi poi in narrazioni orali e scritte, che danno il senso della comunità locale stessa. [...] Quando uomini e donne, giovani, anziani hanno smesso di narrare e narrarsi per diventare consumatori e ascoltatori dell'unico grande racconto mediatico, si è perso il senso del vivere insieme, si sono perse le memorie che danno senso alla vita per individui e gruppi.

Tali racconti e storie vanno raccolte non solo e non tanto per conservare le tradizioni popolari, il che sicuramente è utile e doveroso, ma per “dare dignità” ai soggetti, partendo dai noti detti, che “ogni vita merita un romanzo” e che “le storie interessanti capitano a chi le sa raccontare”. Storie di uomini e donne “senza storia”, forse senza importanza sociale e storica, ma preziosissime per testimoniare che ogni vita è un valore inestimabile nella sua diversità.

Ci sono poi le memorie e i racconti istituzionali: dei Comuni, delle Associazioni, degli Stati, che corrono sempre il rischio di essere manipolate, censurate, negate, stravolte nel loro senso più profondo per ragioni di potere. Non è un caso che esistono gli “armadi della vergogna” e che spesso si vuole continuare a ricordare per poter continuare ad odiare, invece che affidarsi ad un “giusto oblio”. Qui andrebbe fatta propria la tesi di Ricoeur, che i fatti storici vanno accertati e ricordati: è il loro significato che va continuamente riscritto per dare prospettiva al presente e al futuro.

Fondamentale per ricreare il senso della comunità, diventando biografi locali, risulta il progetto di ripresa dei racconti e delle memorie intergenerazionali, da mettere in circolo ad ogni livello. Ogni generazione deve ritrovare la capacità di narrare le proprie memorie: gli anziani, gli adulti, gli adolescenti, i bambini e le bambine, non come gruppi chiusi. Trovare luoghi, occasioni, circostanze in cui ognuno narra i propri ricordi agli altri, in maniera trasversale, aperta, intrecciata. Non nella presunzione di ciascuno di aver trovato il senso della vita, ma che ogni vita può trovare un senso, che va lasciato in eredità, senza la paura che venga rifiutata. Da qui la nascita del senso di riconoscenza, ben sapendo che ognuno di noi esiste in quanto c'è stato qualcuno che si è preso cura di lui. Da qui il raccogliere storie di comunità non per conservare, ma come metodo trasfomativo.

Carmine Lazzarini  -  IL MIO FESTIVAL –  Anghiari settembre 2013